Cappuccio e Cornetto

Cappuccio e Cornetto

9/09/2016

TRASLOCANDO


Abbiamo cambiato casa. Quella vera.

Ora cambio anche questa.

Perché ho bisogno di cambiare, perché è settembre, perché ogni tanto ci vuole e perché si.

Vi aspetto, qui:







5/25/2016

Le parole che hai detto. E che ora vorresti ridire. Ma non a lui.

Immagine dal Web
Ci sono frasi che hai detto, da ragazza e giovane donna, nelle tue prime esperienze d’amore e di relazione. Frasi un po’ da film, a effetto, di quelle che si dicono perché sai che si dicono così, frasi che ti sei anche sentita dire con relativo bagaglio di lacrime, pagine di Smemoranda fitte fitte e lunghe telefonate serali con amiche.
Poi cresci, conosci Lui, il tuo cuore trova il suo posto, affronti altre avventure e altre sfide ma sempre insieme. Andate avanti, e fate anche due figlie, per esempio.
E così ti ritrovi in bocca quelle stesse frasi da adolescente innamorata ma in tempesta emotiva, solo che le vorresti dire a loro, alle tue bimbe, che dell’amore ti hanno insegnato vette e profondità inimmaginate e sconvolgenti. E non per andar via, ma per rimanere ed essere migliore.
Per esempio.

-          NON SEI TU, SONO IO.
E’ proprio così. Dopo giornate di lavoro stressanti, corse attraverso la città, magari la pioggia e il latte da comprare, scadenze che devi ricordare e mail a cui rispondere, torni a casa trafelata. Loro ti aspettano, cariche come delle molle, per giocare-parlare-raccontare-farsi curare un livido-rivestire la bambola-mangiare-cambiarsi-travestirsi-eccetera eccetera ecceterissima. E tu vorresti tantissimo tirare fuori il meglio del meglio della versione migliore di te. E invece alla prima minuscola crepa urli, ti arrabbi, ti innervosisci, hai reazioni spropositate. Di fatto vorresti solo buttarti sotto la doccia o sul letto possibilmente in silenzio. E invece.
Ma non siete voi amori miei, sono io!

-          HO BISOGNO DI STARE DA SOLA, DI PENSARE UN PO’.
Ecco. Tipo mai. Il tempo per sistemare nel cuore e nella mente quello che succede o che vorresti succedesse, il tempo per capire dove e come migliorare, il tempo per far sedimentare, il tempo per riflettere o anche solo per leggere e imparare qualcosa. Hai bisogno, fisicamente bisogno, di astrarti e guardare le cose dall’alto, per dar loro un senso. Anche per loro, per le gnomette. Per dare anche al modo in cui stai con loro una proiezione, non solo una reazione.
E quindi quando mi vedete chiudere una porta, amori miei, o quando state dai nonni qualche giorno, non è solo una questione logistica. E’ anche una questione di bisogno di spazio, di respiro, di progettazione.

-          QUANDO TI HO CONOSCIUTO NON ERI COSI. SEI CAMBIATA.
Ah. Ah. Ah. Quando le ho conosciute erano gonfie per il parto, minuscole, perfettissime, profumate come mandarini e zucchero filato. Poi le ho scoperte affamate e insonni. Poi simpaticissime e sveglie e curiose e allegre. Poi testarde e volitive. E poi oppositive e polemiche. E poi bisognose di conferme e vogliose di indipendenza. Insicure e orgogliose. Permalose e strafottenti. Intelligenti e acute sempre, con la risposta pronta sempre.
Insomma amori miei, non è facile adattarsi alla vostra vertiginosa crescita e scoprire ogni giorni nuovi modi per starvi vicine, per supportarvi e spronarvi, per farvi sentire seguite ma non soffocate, rispettate ma arginate, amate sempre. Siete cambiate e quanto cambierete! Ah, quanto cambierete!


5/02/2016

A te, che sei il mio fiore di maggio

Maggio, all'inizio.
Non il primo, perché tu vuoi una festa che sia tua, piena di candeline.
Maggio che sa di fragole e picnic, dei gelati seduti su una panchina e delle gite fuori porta che al mattino fa ancora fresco e a pranzo sei in maglietta.
Maggio che ti entusiasmi perché l’estate sembra vicinissima, perché la città sembra un giardino in fiore, perché il gelsomino profuma l’aria e il buio arriva tardi.
Maggio, che è tondo e pieno, che sembra una risata, una favola di quelle belle, senza troppi spaventi.
Maggio che è pieno di energie e voglia di fare, che è forza e coraggio perché dopo aprile arriva, per l’appunto.
Maggio che sei tu, che sei è arrivata a ora di pranzo e quando l’ostetrica ti ha vista ha detto “wow che tono muscolare!”. Che dopo 24 ore di vita facevi dire a tuo papà che eri una ventata di entusiasmo.
Maggio che sei tu, solare e vitale e con i piedi per terra, che compensi tua sorella novembrina, riflessiva e fantasiosa, con la testa tra le nuvole. Forti, tutte e due, di forze diverse e meravigliose.
Maggio che sei tu, la piccola di casa sempre un passo avanti, che cresci veloce velocissima, che tra poco sarai alla materna e intanto ti godi le gioie dell’essere piccola.
Tu che in poche manciate di ore hai abbandonato il pannolino, e poi il ciuccio, e poi il lettino con le sbarre, perché se tua sorella dice che sei piccola ti arrabbi tantissimo.
Tu che profumi di fiori appena sbocciati, che quando hai la tosse respiri male e mi fai spaventare, tu che parli sempre e che sai a memoria tutte le favole.
Tu che hai trovato una mamma e papà già educati da tua sorella a questo viaggio fantastico dell’essere genitori, e sei riuscita lo stesso ad insegnarci tanto, ad arricchirci, ad alleggerirci e a fermarci a fare un sorriso.
Tu, che sei uno spettacolo della natura, che oggi compi tre anni, e che sai, nel tuo cuore, quanto bene ti vogliamo, proprio noi che, come dici tu, siamo “tutta la famiglia” da quando, tre anni fa, sei arrivata bella come un fiore di maggio.


“Tu che sei nata dove c’e’ sempre il sole
sopra uno scoglio che ci si puo’ tuffare
e quel sole ce l’hai dentro il cuore
sole di primavera
su quello scoglio in maggio e’ nato un fiore.”

(Fabio Concato)
(ovvero la canzone che ossessivamente ti cantavo quando eri nella pancia!)

4/29/2016

Tornare a scrivere


Tornare a scrivere. Dopo mesi.
Come si fa? Perché si fa?
Come, non lo so. Giro intorno alla pagina bianca da settimane, mastico parole prima di addormentarmi, rigiro frasi mentre cammino. E oggi, senza un motivo e senza un fine, lo faccio.
Perché lo so. Perché non ho mai smesso. Perché scrivere fa parte dei miei istinti. Perché mesi faticosi e pieni rallentano la volontà e la imbrigliano ma poi sotto sotto la brace continua ad ardere.
Perché nonno non c’è più da ottobre, mamma non c’è più da un anno e mezzo, e io non ho ancora accettato la loro partenza.
Perché le gnomette crescono, fioriscono, diventano ogni giorno più divertenti e polemiche e gioiose e riflessive e piene di vita e volitive e forti di una loro esistenza piena e rigogliosa che lentamente, giustamente, inesorabilmente si colora di voci e presenze non nostre.
Perché io e C. affrontiamo burrasche e tunnel mano nella mano, ogni volta felici di ritrovarci insieme, consapevoli di quanto questo non sia né scontato né facile.
Perché il lavoro prende molto e dà poco, ma già poco di questi tempi è qualcosa.
Perché la primavera è arrivata anche se si gela, perché l’estate si nasconde dietro l’angolo e perché ho talmente tante cose da fare e da organizzare che almeno questo angolino me lo voglio riprendere.

9/21/2015

Mia figlia, mio nonno e la settimana più lunga dell'anno.


Esattamente una settimana fa, Gnoma ha iniziato la prima elementare. Era emozionata come raramente l'ho vista, occhio lucido e bisogno di vicinanza, di contatto, mio e di C.
Con il suo grembiule bianco e lo sguardo di chi coscientemente va incontro ad una nuova esperienza. Per la prima volta, direi: che iniziare il nido e la materna non comporta la stessa dose di aspettative e la stessa lucidità nel prevedere difficoltà o paure. Eppure è andata, seria e concentrata, rassicurata dalla sua amica e dal suo amico della materna, anche loro chiamati nella 1A. Confortata da due maestre empatiche, sorridenti ed accoglienti. Orgogliosa di ogni conquista: l'entrata da sola, il primo pranzo, i lavoretti sul quaderno, il diario da farmi firmare. Grande e ancora un po' piccola, bellissima e dolcissima, piena di domande e di certezze, il mio amore che cresce. Ora inizieremo a vedere l'effetto che fa stare seduti, dover prestare attenzione, ricevere dei giudizi. E io la guardo e la ammiro e mi concentro, per non perdere nessun segnale e nessun bisogno. Perché adesso si che lo senti, che stai mettendo mani e cuore sulla sua formazione, sulla persona che diventerà, sulle possibilità che avrà. Ah, se lo senti.

Esattamente una settimana fa, mio nonno ha cominciato a non star bene. Aveva già da qualche giorno stanchezza e difficoltà a respirare, ogni tanto. Ma poi l'ogni tanto è diventato spesso, e lui ha cominciato ad allentare la presa. Lui, che i suoi 98 anni li ha festeggiati con una torta com scritto -2. Lui che camminava per ore, verso il Tevere o fin su al Gianicolo. Lui goloso e sportivo come pochi, appassionato di praticamente ogni disciplina esistente, ex tennista e sempre pronto alla battuta. Lui tenace e testardo. Lui che ha incassato la perdita di una figlia e della moglie. Lui, che da ieri è in ospedale e ora sto andando da lui, sperando di riuscire a salutarlo e di non piangere davanti a quello che lui ha chiamato i "nemici che bussano alla porta".

La settimana più lunga dell'anno.
E oggi inizia l'autunno.

9/10/2015

Il venerdì utile: cose belle per pance belle


Premessa fondamentale: due figlie sono il massimo impegno che io e Lui siamo in grado di affrontare, emotivamente, fisicamente, psichicamente, economicamente, ecc. ecc.

Ammiro incondizionatamente le famiglie numerose, ma no, il tris non fa per noi. 
Detto questo, mi capita spesso di ripensare alle mie due pance abitate. All'emozione del test - ricordo le date precise di entrambi- e alle millemila domande e paranoie delle prime settimane.
Quando ero incinta di Gnoma, nel 2009, la tecnologia mammica era nettamente diversa da quella di oggi. Ma già allora amavo spulciare il web e appoggiarmi a siti e forum per il calcolo delle settimane, del mio peso e di quello dell'abitante della pancia, dei progressi, delle cose da fare: insomma, quando sei al primo giro hai l'impressione di entrare in un mondo parallelo, sconosciuto e immenso.
Avevo all'epoca un cellulare "normale", non la meravigliosa appendice con la mela morsicata senza la quale adesso sarei una donna nel delirio. Non avevo app al mio servizio ma, se le avessi avute, sono sicura che sarebbero diventate le mie migliori amiche già allora.
Per cui, se per caso avete iniziato ora la vostra avventura mammesca o state vivendo quello tsunami fisico, emotivo ed ormonale che gli sprovveduti chiamano semplicemente gravidanza, ma anche solo se avete aperto più o meno consapevolmente i  lavori, allora vi do un consiglio: scaricate l’App Diventare Mamma. Non vi preoccupate, non è una di quelle app splatter in cui vi sembra di essere perennemente sul lettino del ginecologo. Non ha neanche quel sapore da rubrica della posta del cuore tutta smelensa tipo viva le mamme, il mestiere più bello del mondo, sarà tutto bellissimo e splendidissimo ecc. ecc.
È un compendio di consigli e strumenti che ti permettono di avere info semplici e sintetiche su alimentazione, attività fisica, cose da fare e (irrinunciabile) tutte le evoluzioni magiche che avvengono dentro di te settimana dopo settimana.
O nel caso i lavori siano in corso, un calcolatore basato sul tuo ciclo per i giorni più "utili" (anche se, come dire, la parte divertente si può ripetere serenamente anche nei giorni inutili, che tanto fa sempre bene!).
Ci sono anche delle funzioni per creare cartoline e messaggi condivisibili via sms, mail o social. Questa funzione usatela però solo se non avete appena svegliato vostro marito per un involtino primavera alle 3 del mattino o se non avete appena pianto con i singhiozzi in ufficio perché è finito il caffè. Amici e parenti potrebbero non cogliere l'ironia, abbiate pazienza!
C'è poi la possibilità di creare un video con le immagini dell'evoluzione panzica. Ecco, non scartatelo. Anche se siete timide, insicure, o vi vedete gonfie e sfatte, fatelo. Non so se la pancia vi mancherà, poi, ma vi posso giurare che andrete a riguardarvi quelle immagini e quei video. Anche solo per essere sicure che quell'essere alto, chiacchierone, testardo, bellissimo ed esilarante che tra qualche anno vi ritroverete davanti sia davvero stato lì dentro  prima. (E se posso dire, quelle immagini lì condividetele, ma non troppo. Sono un tesoro prezioso, intimo, il cui valore infinito va protetto e custodito con cura dalle uniche persone che possono dargli il valore enorme che merita).

Insomma, il mio consiglio principale dal momento in cui il test positivo si affaccia nella vostra vita e fino a quando i vostri pargoli non saranno ultra ventenni è sempre questo: fatevi aiutare!
Cominciando anche da una app, certo: che sia come questa però, utile ma anche un po' ironica, che a prenderci sul serio siamo bravissime da sole e in certi momenti una risata sarà l'unica arma per sentirvi in salvo.
Sotto una carrellata delle funzioni che io avrei usato in continuazione, e i link per scaricare la App.

Dedico questo post alla mia amica panzuta da poco e sono troppo felice per lei, che sarà una mamma eccezionale. Brava, divertente e con outfit sempre coordinati! 






*Post realizzato in collaborazione con Nestlé Materna


LINK UTILI:

Download diretto Ios
bit.ly/Nestlè-App-Ios-MKT

Download diretto Android




Io e la mia amatissima Panza, versione due




Questa funzione la potrei usare sempre, anche senza Panza!




9/07/2015

Meno sette. Le elementari si avvicinano.




Manca una settimana – il countdown è iniziato al rientro dalle ferie e ce lo ripetiamo puntualmente ogni mattina, prima ancora che Gnoma metta i piedi giù dal letto: “mamma oggi quanto manca??”.
Il grembiule ce l’abbiamo, l’astuccio anche, il diario ce lo daranno a scuola che lo hanno preparato i bimbi, insieme ai “grandoni” della quarta elementare, il giorno della visita alla scuola. I libri li abbiamo prenotati, per i quaderni aspettiamo istruzioni dalle maestre.
L’emozione l’abbiamo stipata in vari ripiani del cuore e della mente, pronta ad esplodere il prossimo lunedì quando il suo grembiule nuovo e appena stirato si confonderà in mezzo agli altri e lei inizierà la sua nuova, lunga e speriamo preziosa avventura di studentessa.
Negli stessi ripiani si affacciano anche preoccupazioni e propositi. Del tipo: speriamo che le maestre e/o maestri siano bravi, competenti, appassionati, un minimo affettuosi, accoglienti e lungimiranti. Troppo? Speriamo che abbiano energie e voglie di andare oltre il minimo sindacale, nonostante in molti casi quello che loro ricevono è, per l’appunto, il minimo sindacale. O anche: speriamo che trovi almeno un paio di amiche/amici anime gemelle, di quelle che ti fan venir voglia che sia lunedì per rivederli, che se ci studi insieme ti diverti, che se ci giochi insieme impari. Insomma quegli amici che poi magari a 40 anni siete l’uno il padrino dei figli dell’altro, come C. e il suo amico storico, conosciuto per l’appunto sui banchi di scuola.
Propositi miei, soprattutto: di starle accanto e insegnarle l’amore per il sapere, la curiosità, l’orgoglio di saper fare e di vederlo riconosciuto. Di non spazientirmi, di incoraggiarla, di capirla anche quando sarà diversissima da me. Di condividere con lei la soddisfazione e la fatica. E anche di lasciarla sbagliare, di darle il tempo di imparare da sola sia i concetti, che i modi per apprenderli. Vorrei lasciarla fare i compiti da sola, che lo so già che è perfettamente in grado e non ha bisogno di una quasi 40enne stanca dal lavoro per provarci. Vorrei non intervenire nelle sue dinamiche di amicizia e relazioni. Vorrei non essere una di quelle madri che appena l’insegnante le vede arrivare prega che suoni l’allarme antiincendio. Vorrei non difenderla per principio pur proteggendola sempre: vorrei vederla, insomma – con occhi obiettivi. A cuore, ma un minimo obiettivi.
Insomma inizia un lungo viaggio, per lei e per noi, che piano piano cambierà routine ed equilibri. E come ogni lungo viaggio, ci prepariamo con curiosità e trepidazione alla partenza, sapendo che comunque vada, salite e discese, non potrà che arricchirci e farla – farci – crescere.

E no, non è una lacrima, figurati, mi dev’essere entrato qualcosa nell’occhio.






Zaino Invicta

Grembiule OVS

9/04/2015

Il venerdì utile: Arts&Foods alla Triennale




Scena: sabato pomeriggio, rientrati dalle ferie. Sole, voglia di uscire, modalità vacanze/esplorazione/curiosità ancora attiva, bimbe in forma e allegre, pennica fatta. La prospettiva delle solite due ore al solito parchetto rende me e C. insofferenti e annoiati, e mentre usciamo lui ha un lampo di genio: andiamo in Triennale! C’è la mostra Arts & Foods! Tralasciando i cinque minuti impiegati a spiegare a MiniGnoma cos’è una mostra e in particolare che non è la femmina del mostro, sale l’entusiasmo e l’allegria.
La Triennale di Milano, di per sé, è un posto speciale, per noi e per loro: immersa nel parco, con il suo marmo e i suoi scaloni enormi, e con il suo bagno per bambini in cui Gnoma può andare da sola e MiniGnoma addirittura prova l’ebbrezza di togliere il pannolino.
La mostra, gratuita se in possesso dei biglietti di Expo, è articolata in tre sezioni, in ordine cronologico. Spiega e illustra l’evoluzione del rapporto con il cibo tramite quadri illustri e oggetti come posate, arredamenti, utensili. Tantissimi, bellissimi, spaziano dalle forchette alla carrozze alle cucine da campo. Ci sono anche delle sezioni solo per bambini, con ingresso ribassato per impedire l’accesso ai grandi: unico difetto convincere le Gnome ad uscirne. Alla fine c’è uno spazio a parte dedicato a Cucine & Ultracorpi, che tramite un tunnel da astronauti porta a sale con passaggi tematici dal ghiaccio al caldo e dagli odori ai rumori, molto di impatto sia per noi che per le pupe. Con tanto di cunicoli con video di cartoni a tema.
Capitolo a parte merita il giardino, con installazione gigante e la meravigliosa fontana I Bagni Misteriosi di De Chirico tirata a lucido, un invito senza età alla fantasia e all'immaginazione.
Ci siamo sentiti turisti affascinati a due passi da casa, ci siamo lasciati trasportare senza guardare l’orologio, ci siamo divertiti e ci siamo sentiti arricchiti.
Bello, consigliatissimo, una di quelle cose che ti fa sentire orgogliosa di farne parte, di vivere in questa città. Unica pecca, nel percorso, le proiezioni di film di vario genere e epoca, di cui alcuni molto violenti che hanno un po’ turbato la Gnoma - ma che sono stati velocemente dimenticati tra hamburger giganti e case di pane!





I Bagni Misteriosi

La Montagna di Cracker (aka il paradiso di Minignoma)

Da notare il logo per terra!

9/01/2015

Il mio settembre. I miei propositi e le sue elementari.





1 settembre.

E’ un attimo. Le giornate sembrano lunghe, ti rilassi, ti distrai, e poi invece tra un castello di sabbia, un aquilone che vola, una canzoncina e un tuffo a bomba ti ritrovi di nuovo in città, con i pantaloni lunghi e la pelle secca.

Il 1 settembre è come una poesia, la conosci e ogni volta ti dà quell'emozione, quel sapore lì. L’odore dei quaderni intonsi, il crepitio di fogli bianchi, la voglia di cose nuove per sancire che si ricomincia, che quella serenità che senti te la vuoi portare dietro, custodire e coltivare. Il freschino della mattina e della sera che ti pizzica le braccia, i sandali ancora ma poi ti penti, il mal di gola che si affaccia e la voglia di vestiti pesanti. Le giornate che si accorciano, le prime foglie secche, i bentrovati e la voglia di raccontare e rivivere le settimane passate. Le battute per far finta di non essere stanchi, di non sapere che tra due settimane saremo di nuovo frettolosi e affannati.

Eppure ogni volta ci provo, con i buoni propositi di settembre. Con le cose che so da sempre e quelle che ho imparato, per mantenere un equilibrio nuovo e sereno. Alcuni propositi riguardano me, altri la mia famiglia, altri ancora il lavoro e poi la casa, e poi anche il blog, lo scrivere. Stimoli e speranze mescolate insieme, con quel briciolo di coscienza che ti obbliga a rendere l’elenco fattibile, realistico almeno un po’.


E poi le grandi novità, le piccole rivoluzioni: prima fra tutte, l’inizio della prima elementare della Gnoma. Non sto qui a disquisire sulla follia di far iniziare le scuole il 14 settembre costringendo famiglie intere ad acrobazie e sperpero di denaro ed energie, ma celebrerò questo 1 settembre 2015 con una delle cose più emozionanti a cui riesco a pensare: l’acquisto del grembiule per la mia piccola ragazza, che tra poco leggerà, scriverà, farà i compiti, e inizierà a scoprire il mondo dei grandi. Che sia un viaggio leggero, per lei, che sappia entusiasmarla e incuriosirla; che sia un viaggio condiviso per noi, per starle vicino e accompagnarla, lasciandola sbocciare e scegliere senza perdere né la strada né la sua unicità.



8/24/2015

Still summer

Quando hai la pelle abbronzata e idratata che tutta la crema che metti in vacanza compensa quei barattoli quasi intonsi che ti aspettano a casa. Quando tu e Lui ridete fino alle lacrime e vi capite con uno sguardo. Quando le Gnome cantano e ballano e hanno gli occhi brillanti (anche dopo che per esempio la grande sbatte denti e gengive sul bordo della piscina... 😣). Quando il mare diventa freddo e in spiaggia tira arietta. Quando prima di tornare a casa ti fermi in una città nuova e ti godi il lusso di girare e scoprire, noi quattro, con calma. Quando il sole cambia giro, la luna torna a crescere e le mail tornano ad arrivare. Quando si riaffacciano alla mente scadenze e incombenze condite da illuminazioni e propositi che solo le vacanze vere sanno regalare.
Quando stai per tornare ma ancora no, quando settembre si avvicina e ti affascina col suo potere di ricominciare con il piede giusto, ma intanto ancora non hai orari ma solo ore, lente e intense, a rinfrescarti mente e cuore come un bicchiere di vino bianco freddo, magari al tramonto.

8/05/2015

Inizio di estate

Ritmi da paese. Vociare in sottofondo, panorami che cambiano sotto nuvole veloci. Riti che vengono da memorie lontane, e che rivivono nelle voci nuove delle Gnome. Attenzioni, tempi lunghi, pigrizie. Cicale, tramonti, vino bianco freddo e pesche sugose. Sagre, piscine in attesa del mare, castelli e parchi.
Giornate che volano via veloci lentezza dopo lentezza, in ore lunghe che fanno sbocciare le Gnome e che consolano da mesi complessi e densi.
La vacanza nel senso più vero del termine: mancanza di connessione wifi, mancanza di fretta e di ansie, una parentesi leggera come il vento della sera che si confonde tra chiacchiere di nonni figli e nipoti.
Buon inizio di estate.

7/31/2015

Pre-Estate




Mi prudono le mani.
Voglio scrivere da giorni, da settimane, ma è sempre una corsa, e la fine della corsa è ritagliare momenti esclusivi per me, per Lui, per le Gnome, per noi quattro. Mentre penso a parole e frasi, di fatto mi addormento stremata, che le energie, quando finiscono, finiscono proprio.
Ma oggi è il 31 luglio. Le ferie sono già in circolo tipo endorfina nella mente, sprigionate da una serie di vestiti e magliette piegati sul letto, pronti a stropicciarsi in valigia (no, non sono brava a fare le valigie).

Tra poco ho la ceretta, poi una pizza, un film, un sogno, poi un treno e torno da loro.

 In questa pre-estate in cui ho imparato a lasciarle con i nonni, a godermi il tempo senza di loro e solo con Lui, riscoprendo noi e dei ritmi da fidanzati, leggeri come l’aria, imparato a godermi il rientro, in questa pre-estate in cui mi sono fidata e in cui le vedo crescere ad una velocità che definirei illegale.
In questa pre-estate che ferve di progetti e preparativi. Di bisogno di ordine e di programmi inaspettati. Di pensieri e letture. Di aspettative e riflessioni. Di tanto lavoro e tanti spostamenti. La prima estate senza mamma, che senza poi non è vero, c’è sempre.

Oggi è il 31 luglio e i buoni propositi non hanno bisogno di aspettare il 1 settembre per essere efficaci, spero.


Quindi niente, sono qui. 








4/29/2015

I figli dei divorziati


Non ce la faccio. Non riesco. Leggo questo articolo e mi si gonfia la vena, non ce la posso fare.
Ma come si fa, dico io? Ma veramente siamo ancora a questo punto? Sono perplessa.
Perplessa dal titolo, che capisco che tu giornalista debba far arrivare lettori sulla pagina che per inciso è anche un oggetto di campagne pubblicitarie e va bene, però santa pace, un po’ meno sensazionalismo.
Perplessa dal fatto che qualcuno abbia commissionato e poi eseguito una ricerca del genere.
Mi chiedo, scientificamente, qual è il benchmark di riferimento? I figli di genitori sposati? Sposati in Chiesa? In Comune? I figli di genitori sposati e felici, mediamente? O sono inclusi anche quelli che si tirano i piatti, quelli che non si lasciano per i figli ma non si parlano? Quelli che hanno l’amante?
Ma poi qual è l’obiettivo? Disincentivare i divorzi perché se no le figlie femmine hanno disturbi psicosomatici? E di che genere? E come fai a sapere che è legato al divorzio e non alla compagna di banco che le bullizza, per dirne una?
Parlo alla luce della mia esperienza. Figlia di divorziati, sposata in Chiesa, con due figlie femmine.
Penso che il fatto che io sia felice con mio marito aiuti le mie figlie? Si, assolutamente si.
Penso che il fatto che loro ci vedano come coppia sia un valore educativo? Si, certo.
Perché ci amiamo, ci rispettiamo, ci aiutiamo, litighiamo, ci baciamo e ridiamo insieme.
Se una di queste cose dovesse venire a mancare, penso sarebbe un danno per le mie figlie? Si, enorme.
Penso che vedere me o il loro padre arrabbiati, tesi, freddi e distanti sarebbe un danno per loro? Si, irreparabile.
Penso che il divorzio sia un trauma? Si, certo. Anche il passaggio alla scuola media. Anche la prima delusione vera in amore e in amicizia. Anche la morte dei nonni, o il trasloco in altre città, o tutti i miliardi di difficoltà che la vita ci mette di fronte, senza guardare in faccia l’età e senza contare che spesso si trasformano in impareggiabili trampolini di crescita.
Quindi credo che crescere con dei genitori abbastanza coraggiosi e coerenti da cercare la propria felicità, fermo restando l’amore, l’attenzione, la cura costante fisica emotiva ed economica dei figli, sia un valore in ogni caso: sia che la propria felicità sia nella coppia che ha generato quei figli, sia che sia altrove.
I miei genitori si sono lasciati quando avevo due anni. Potrei dire che la mia ansia di abbandono sia dovuto a quello, certo. Ma forse la mia insicurezza deriva dal carattere, mio e loro, non dalla convivenza mancata. Ché abbandonata non sono mai stata, né dall’uno né dall’altro. E poi, importa davvero? Ho 37 anni. La vita che vivo l’ho scelta io. Grazie a loro, ma anche in contrapposizione. La vita che vivo mi piace, quindi sono in pace con il loro divorzio e con quelle scelte di vita che hanno fatto e che hanno avuto una ripercussione sulla mia.
Le mie figlie saranno perfettamente felici, grazie al fatto che crescono con genitori sposati? Lo vorrei tantissimo ma temo di no. Credo che si lamenteranno per tantissime cose della loro famiglia, ci daranno un sacco di colpe probabilmente, e il mio unico augurio è che prima o poi riescano a liberarsi dal peso del “per colpa di”, si godano le loro radici e si scelgano la strada che le porterà alla loro personalissima felicità.

La mia speranza è che nel frattempo si smetta di scrivere frasi fuorvianti che implicano giudizi di valore.
Che tu sia figlio di divorziati, di gay, di atei, di sposati in Chiesa o con rito ebraico, che i tuoi genitori si amino o litighino o non si parlino più, che ti abbiano amato o trascurato, che ti abbiano voluto o che tu sia capitato, fidati, ad un certo punto sarai libero di scegliere se recriminare sul passato, o se usarlo per il tuo futuro. In questo caso, non potrai più dare colpe a nessuno,  ma potrai finalmente iniziare a prenderti la responsabilità della tua vita. Di solito succede quando da figlio, diventi semplicemente un essere umano adulto. Allora magari potrai correre il rischio di essere felice, non per colpa di qualcuno, ma grazie a te stesso.

4/17/2015

Questo compleanno




Ogni anno che passa ha un sapore particolare. Alcuni sono particolarmente speciali, altri segnano inizi. 

La mattina del mio 30 compleanno, Lui si è inginocchiato davanti a me con un anello in mano e una promessa di felicità negli occhi e nel cuore.
La mattina del 31 compleanno, festeggiavo con un cuore doppio, il mio solito e quello di Gnoma nella pancia, assaporando un mondo nuovo che si schiudeva dentro di me.
Poi con un salto di anni pienissimi e luminosi è arrivato il compleanno numero 35, con una pancia gigante che dopo due settimane avrebbe lasciato spazio a MiniGnoma e alle gioie immense e alle fatiche di avere due bimbe che sono il dono di una vita.
E così arriviamo al compleanno 37. Un passo in più verso i 40, ma pur sempre con un rotondeggiante 3 davanti, e tant’è. Un taglio di capelli nuovo e corto, il colore rifatto, che il grigio avanza senza remore. Due bimbe splendide e in fiore, diversissime e complementari, quattro occhi azzurri limpidi e incantevoli, due bimbe ostinate e in crescita costante, due bimbe che mi occupano e preoccupano anche, quando mi spiazzano con sintomi inaspettati. Un Amore grande e unico, che ogni anno che passa mi inorgoglisce perché c’è, ci siamo, condividiamo, non scappiamo, affrontiamo. Un lavoro che resiste anche quello, anno dopo anno, rendendomi ormai una veterana, nel doppio aspetto di esperta e di cimelio storico. Una famiglia, tanta, ingombrante anche, un dono e una sfida. Delle Amiche speciali, che la distanza ci fa un baffo.
Ma è il primo compleanno senza mamma, ed ha un sapore diverso.
Mi mancheranno i suoi auguri pieni di superlativi e complimenti, mi mancherà fare gli auguri anche a lei in quanto artefice della mia nascita. Mi mancherà innervosirmi per i regali o i non regali, e mi mancherà come mi manca ogni giorno quella certezza granitica di amore incondizionato, esagerato, perenne, inconfutabile, assolutamente non obiettivo, superiore ad ogni razionalizzazione, totalizzante ma non esigente, capace di perdonare sempre e comunque, quell’amore da mamma che è come una coperta che ti ripara da tutto e tutti, a volte troppo e spesso a sproposito, ma che quando non c’è più, ti fa sentire brividi di freddo che non sospettavi.





La Torta dei miei Amori 

3/10/2015

Una nuova stagione


E’ un attimo.

Basta un raggio di sole, una manciata di minuti in cui senti caldo e non sei tra quattro mura, un barlume di foglioline che sbucano timidamente da un ramo. Quella luce che trovi quando esci dall’ufficio, la libertà di non avere un cappello in testa a spiaccicarti i capelli come un mocho usato. E’ lì, dietro l’angolo, ti aspetta e la desideri da mesi: la primavera.
Anche quest’anno, nonostante l’inverno più pesante emotivamente e fisicamente che io ricordi, è arrivata. E io mi sento lentamente rinascere. Mi riapproprio delle mie energie – anche se ho un sonno atavico che non so come risolvere -; mi sembra di uscire da una bolla di dolore/torpore/apatia/incredulità e paura che mi ha avvolto negli ultimi mesi.

Il tutto, praticamente, si traduce così:

- Ho una voglia di sistemare casa particolarmente pericolosa. Ribalterei tutto. Cambierei casa. Mi imbarcherei in lavori stratosferici. Ma per essere onesta con me stessa e per garantire la sanità mentale di mio marito e quella fisica delle Gnome, partirò con un basilarissimo buon proposito: RIORDINARE. Lo scrivo qui e a caratteri cubitali perché diventi un monito. Mi do tempo qualche settimana eh, che il lavoro è tanto e il tempo poco. Ma sento il bisogno di snellire, avere spazi puliti, ariosi, luminosi. Svecchiare, mirare all’essenziale. Giro intorno a questo libro che pare faccia miracoli – Il Magico Potere delRiordino di Marie Kondo – a breve penso di cedere e capire se riesce a mettere in riga anche me. Se qualcuno ha consigli ben venga eh… Che a imparare si fa sempre in tempo (forse..)

-        -   Ho inaugurato una lista di cose che voglio fare con Lui e le Gnome, sperando nel magico e raro connubio sole / assenza di virus.  Robe di acquari, agriturismi, brunch, prati, fiumi, laghi, mari, anche montagne, più o meno la qualunque purché sia all’aria aperta e da scoprire insieme.

-        -  Avrei voglia anche di sistemare me stessa. Inizio banalmente da una manicure ogni tanto, ma è tempo di starmi dietro. Evidente segno di invecchiamento ma facciamo finta di niente.

-         - Voglio tornare a prendermi del tempo. Che sia per leggere, per scrivere, per andare in palestra o per tutte e tre le cose, ma ho bisogno di farlo. Di tirar fuori o dentro, di avere il tempo per analizzare e metabolizzare e programmare. E anche sognare e progettare. Non solo per me, ma anche per ritrovare forze ed energie per sostenere e accompagnare Lui e Loro.


Il primo passo, nei prossimi giorni, sarà intanto prendere un giorno di ferie, e andare in giro con la Gnoma tra bar, musei e un bel cinema, dove sederci vicine, mano nella mano e mano nei popcorn, a vedere insieme, appassionatamente, con infinita emozione da parte mia, il film di Cenerentola.

Conoscete un modo migliore per iniziare una nuova stagione, con grandi amori e grandi sogni ad occhi aperti?





Saltellando al primo sole! @Parco Pagano, Milano
Gnoma veste pantaloni e calze H&M
Piumino OVS
Entusiasmo Originale Gnomico

3/02/2015

Vincent e Miffy e il bello di scoprire il mondo




Arriva un’età in cui quei frugoletti teneri e piccoletti iniziano a crescere, e non riesci più a tenerli in braccio come prima. Li abbracci e avanzano parti sia sotto che sopra. Nel letto non sono più struggentemente minuscoli e ti sembrano già quasi adolescenti (mammamiachepaura).
E’ l’età in cui la loro curiosità è ancora totale ma già filtrata da ricordi e esperienze, persino da giudizi. Sono avidi e competenti, felici e invidiabilmente propensi ad imparare tutto e a non dimenticare nulla.
Per noi, quest’età è adesso. Cinque anni della Gnoma, ancora scuola materna (si si va bene, scuola dell’infanzia), non sa ancora leggere ma decifra tutto.
E una delle cose che amo più fare, in quest’età bellissima e delicatissima, è andare per mostre e musei con la Gnoma. L’inverno pestilenziale e pesante che abbiamo avuto non ci ha permesso grossi svaghi, ma non ci siamo persi la mostra di Van Gogh a Milano, a Palazzo Reale, aperta ancora tutta questa settimana.
Una di quelle cose per cui, da romana, penso che Milano sia una città bellissima, e da mamma, penso che sia anche una città per bambini.
La mostra, di per sé davvero ampia, ben curata, ben organizzata e di grande impatto, ha un percorso con audioguida dedicato ai bambini. La Gnoma con le cuffie che faceva avanti e indietro tra le opere di uno dei miei artisti preferiti (la discendenza olandese non mente) mi ha emozionata ed inorgoglita.
Provare per credere.
E all'uscita, come se uno non si sentisse già appagato così, a tutti i nanetti sotto i 10 anni regalano un delizioso libricino di Miffy (conoscete Miffy vero? No? Ho già detto che è olandese?!? Non che io sia di parte eh… - comunque se non la conoscete recuperate, perché ha il dono potente delle cose per bambini semplici ma curate e pensate con attenzione e dedizione).. dicevo un delizioso activity book curato da Artkids (vedi sopra, a proposito di cose belle e fatte bene per i bambini)…
Noi siamo entrati nel loop artistico VanGoghiano, tanto che la Gnoma, giorni dopo, a scuola, ha dipinto il suo amico Vincent mentre lavorava ai Girasoli.
….Amore bello della mamma, che ha il cuore gonfio di orgoglio e non vede l’ora di scoprire Expo con te!





Vincent e i Girasoli, by Gnoma

Anche MiniGnoma approfitta...






2/20/2015

Buon viaggio a noi


E quindi siamo qui, io e te, in questo ultimo viaggio insieme.
Da fuori sembro un passeggero normale, un paio di borse. Solo che una è la tua, la scatola con la tua urna. Torniamo in Italia, il paese che ti ha accolto, che ti ha dato e che ti ha tolto. Il paese dove siamo state insieme. Quello della tua adolescenza e della mia.
Quello dei nostri viaggi in treno di notte, in cuccetta, che adoravo chissà perché. I viaggi in treno e poi pullman per Sperlonga, nido delle nostre estati felici. I viaggi in autobus, mattina e sera, con il 26, perché tu non guidavi. Da lì siamo partite e tornate: Olanda e New York le nostre mete.
Il paese dove hai perso tuo fratello, dove hai lasciato il lavoro, dove sei andata avanti con me e per me tra scorciatoie, salite, discese, bugie e favole.
Lì torniamo perché lì voglio dar seguito alle tue richieste.
E mi piace fare questo viaggio io e te da sole. Con lo strazio e la consapevolezza di quanto vorrei che fossi qui davvero a rispondermi e a godere dell'attesa in aeroporto che ci è sempre piaciuta. Con il dolore di non poter commentare con te le bellissime foto che ho trovato oggi. Non poterti chiedere, anche se so che molte cose del passato le avevi semplicemente cestinate, archiviate, dimenticate.
La certezza che ho è che questo lutto non si elabora mai fino in fondo perché mai fino in fondo sarai lontana da me, da quello che sono, da quello che vorrei essere e da quello che cerco di non essere.
Venendo qui così tante volte negli ultimi mesi ho perso un po' la poesia dell'Olanda, il suo fascino. Comincio a vedere l'incuranza e la freddezza. Il disagio e la supponenza. E mi chiedo senza risposta perché davvero sei voluta tornare qui. Se era una fuga o una rincorsa.
La tua vita è stata un susseguirsi di sliding doors e raramente si è aperta la porta giusta. Quasi mai l'hai forzata tu. In fondo però tutte le vite sono così, e allora conta il carattere, la volontà, e il destino. E chi hai accanto.
E allora di nuovo mi chiedo senza risposta e con paura se potevamo noi fare altro. Poi penso che ognuno ha il suo bagaglio di karma e va rispettato anche quello.
E così siamo qui, tu e la tua presentissima assenza, io e le mie ansie e le mie paure, fisiche e psicologiche. Che saranno anche fisiologiche ora ma scavano solchi nel cuore nella mente e sulla pelle del viso.
Siamo qui, io e te, sangue del tuo sangue, cresciuta dentro, con, contro e nonostante te, siamo qui in viaggio, insieme comunque, perché una volta che sei nata nel grembo e nel cuore di qualcuno, quel viaggio lì non finisce mica così. Non finisce e basta.
Quindi, buon viaggio a noi.

2/09/2015

Ciao, mamma. Parte 2


Che poi il tempo passa, e questo è un dato di fatto. Le giornate si rincorrono, ed avere due piccole fanciulle nel pieno della loro crescita e fioritura aiuta la corsa e la rende anche uno slancio. Poi a tradimento affiorano ricordi, domande, immagini. Foto. Regali. 
E’ buffo, come l’assenza si intrecci a presenze di vario genere. Ed è faticoso lasciar andare in quest’epoca dove esserci e non esserci è una distinzione labile e fluttua nel mondo digitale. Una pagina Facebook, un account Gmail. Molto più difficile da chiudere di una casa. Difficile gestire la sindrome da diario segreto, per cui leggeresti tutto solo per scoprire qualcosa che non sai e che comunque non cambia la realtà dei fatti.
E cioè che lei non c’è più.
Lei col suo bagaglio di difetti e dolore, di migliaia di piccole cose che ticchettavano sui tuoi nervi in continuazione, ma che dal secondo esatto in cui non è più qui a fare esattamente quello che non volevo facesse, proprio da quel secondo tutto ciò che non tolleravo si è sfumato in una nebulosa, mentre la mancanza sua, assoluta, è diventata protagonista. La voglia di ricevere una sua mail. La possibilità svanita di riabbracciarla o di risentire la sua voce. La certezza assoluta del suo amore nei miei confronti, a prescindere da tutto, anche dall’evidenza. Anche quando era troppo e faceva male, invece che bene.
Il peso di tutti i non vorrei che mi ha lasciato. La paura delle strade tortuose che ha percorso e che son sempre lì, dietro l’angolo.
Le foto con le Gnome, sapendo che MiniGnoma non la ricorderà, se non per le foto e il nome.
Il ricordo di ogni momento dell’ultimo mese. I viaggi. L’ospedale. Il non voler vedere, anche. Le nostre paure, mescolate in quell’ultimo abbraccio inconsapevole.
E tutte le cose da fare, per chiudere un’esistenza. Ognuna, fa un po’ male.
Fuori c’è il sole, un cielo azzurro splendido. Ma fa ancora freddo. Anche dentro.



1/29/2015

Ciao, mamma. Parte 1.




Succedono tante cose. Sempre, dovunque, che tu lo voglia o no.
Poi succedono delle cose che cambiano la tua vita. Date che segnano fine e inizio di epoche.
Nella minuscola porzione di mondo che è la mia esistenza, la fine dell’anno scorso è stata uno di questi momenti.
Mia mamma, la sera di Capodanno, nel fragore di brindisi e fuochi di artificio, si è spenta nel sonno, in un letto di un ospedale olandese, dopo settimane di lotta, in una escalation improvvisa, con una figlia appesa al telefono ed un nipote accanto a lei.
L’avevo vista il giorno prima, il pomeriggio prima. Lucida abbastanza, stanca molto, debole moltissimo. Le avevamo portato, io e mio marito, un vaso di giacinti con la scritta Happy New Year e una bottiglia di champagne di plastica, per allietarle la serata che noi avremmo trascorso di nuovo in Italia, dalle Gnome con varicella e virus vari. L’avevo vista, e non pensavo, né io né i medici, che sarebbe stata l’ultima volta.
Penso che abbia aspettato di vedermi uscire per iniziare a mollare il colpo, la presa su quella vita complessa, ambigua e in ogni caso piena di affetto che aveva condotto. Penso fosse felice di sapermi con mio marito, mentre uscivo. Perché non si sentiva indispensabile per me, cosa per lei estremamente faticosa. Ha iniziato a peggiorare la sera stessa, il mattino dopo l’hanno portata in ospedale dal centro di cura in cui era. L’ho risentita nel pomeriggio, per dirle di star tranquilla, che sapevo dov’era e di pensare solo a rimettersi in forze, come nelle settimane precedenti, in cui in ospedale l’hanno analizzata mille volte per capire cosa la rendesse così debole, quale parte di quella malattia impietosa che è il tumore le togliesse la forza di alzare anche solo un braccio per tenere il telefono. “Ciao, tesoro”, sono le ultime parole che mi ha detto.

E ora che non posso più sentire la sua voce, solo a ripensare a quella frase mi vengono le lacrime agli occhi.


Ci metterò tantissimo a scrivere di questo ultimo mese con lei, perché mi devo fermare in continuazione, sopraffatta dall’emozione. Ma devo farlo. Per tirare fuori, e per non dimenticare. Ché questa è la paura più grande. Dimenticare: la sua voce, le sue espressioni del viso, il peso e il calore della sua mano. Quindi scrivo, per rileggere poi quando ne avrò bisogno. Perché sicuramente ne avrò bisogno.






11/12/2014

Buon compleanno, Gnoma!





Ti auguro di diventare una donna coraggiosa ma prudente. Generosa ma capace di ritagliarsi delle zone private, invalicabili. Una donna fantasiosa e intelligente. Vorrei che sapessi quando fermarti. Vorrei che fossi capace di essere felice con quello che hai senza smettere di cercare di migliorarti. Vorrei che fossi forte senza aggredire, cosciente anche delle tue debolezze, rispettosa degli altri. Di tutti gli altri.
Vorrei che fossi consapevole della forza di una risata, soprattutto in compagnia. Vorrei che l’amicizia fosse parte integrante di ogni tua singola giornata. Vorrei che conoscessi l’amore in tutte le sue forme, e anche che lo rispettassi, in tutte le sue forme. Vorrei che avessi la forza di un uragano e la dolcezza di una carezza.
Che non avessi paura di cambiare, di lanciarti, ma che in ogni slancio non perdessi te stessa. Vorrei vedere nei tuoi occhi gioia e fiducia. E tanta autostima.
Vorrei che amassi il tuo corpo, in ogni fase, in ogni cambiamento, in ogni curva e in ogni linea. Vorrei che lo guardassi sempre come oggi: con stupore e serenità, con gratitudine e voglia di usarlo. Perché ricordati, amore mio, che a quello ti serve, il tuo corpo. Ad andare per il mondo, a sporcarti, a giocare, a lottare e a viaggiare. A fare l’amore, a fare a botte, a fare pace. Non tenerlo come fosse un soprammobile. Usalo e curalo, è una delle armi che hai – non la sola, una delle, ma ti servirà. Non considerarlo come pietra di paragone. La tua unicità è preziosa, chi non la vede ha un problema suo, non tuo.
Vorrei che sentissi in ogni millimetro del tuo corpo l’amore concreto, profondo, irremovibile di chi ti ha cercata, voluta, chiamata in questo mondo.
Vorrei che non smettessi mai di inventarti canzoni, di cantarle, di perderti dietro a dei pensieri e di richiamare gli altri quando è proprio ora di giocare.
Vorrei che non perdessi mai il sorriso che ti si apre sul viso quando capisci, scopri, impari. Lo sguardo felice quando ti senti capita.
Vorrei che non perdessi mai lo stupore e la curiosità, l’allegria e la capacità di giocare fino allo sfinimento. Vorrei che lasciassi indietro invece le lacrime, i paragoni, i lamenti.
Vorrei che avessi con te e dentro te tesori, e non pesi. Punti di partenza, e non barriere.
Vorrei che oggi sia un giorno speciale, e farò di tutto perché lo sia.

Perché quel giorno di cinque anni fa, è stato per noi una rivoluzione, una scoperta, uno tsunami, un’emozione indescrivibile ed indimenticabile. Quei tuoi occhi spalancati sul mondo, che ci hanno insegnato tutte le possibili e potentissime sfumature dell’Amore.
Perché da cinque anni ogni mattina ci svegliamo innamorati, e grati.


Buon compleanno, mia amatissima e cresciutissima Gnoma.



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