Cappuccio e Cornetto

Cappuccio e Cornetto

5/25/2016

Le parole che hai detto. E che ora vorresti ridire. Ma non a lui.

Immagine dal Web
Ci sono frasi che hai detto, da ragazza e giovane donna, nelle tue prime esperienze d’amore e di relazione. Frasi un po’ da film, a effetto, di quelle che si dicono perché sai che si dicono così, frasi che ti sei anche sentita dire con relativo bagaglio di lacrime, pagine di Smemoranda fitte fitte e lunghe telefonate serali con amiche.
Poi cresci, conosci Lui, il tuo cuore trova il suo posto, affronti altre avventure e altre sfide ma sempre insieme. Andate avanti, e fate anche due figlie, per esempio.
E così ti ritrovi in bocca quelle stesse frasi da adolescente innamorata ma in tempesta emotiva, solo che le vorresti dire a loro, alle tue bimbe, che dell’amore ti hanno insegnato vette e profondità inimmaginate e sconvolgenti. E non per andar via, ma per rimanere ed essere migliore.
Per esempio.

-          NON SEI TU, SONO IO.
E’ proprio così. Dopo giornate di lavoro stressanti, corse attraverso la città, magari la pioggia e il latte da comprare, scadenze che devi ricordare e mail a cui rispondere, torni a casa trafelata. Loro ti aspettano, cariche come delle molle, per giocare-parlare-raccontare-farsi curare un livido-rivestire la bambola-mangiare-cambiarsi-travestirsi-eccetera eccetera ecceterissima. E tu vorresti tantissimo tirare fuori il meglio del meglio della versione migliore di te. E invece alla prima minuscola crepa urli, ti arrabbi, ti innervosisci, hai reazioni spropositate. Di fatto vorresti solo buttarti sotto la doccia o sul letto possibilmente in silenzio. E invece.
Ma non siete voi amori miei, sono io!

-          HO BISOGNO DI STARE DA SOLA, DI PENSARE UN PO’.
Ecco. Tipo mai. Il tempo per sistemare nel cuore e nella mente quello che succede o che vorresti succedesse, il tempo per capire dove e come migliorare, il tempo per far sedimentare, il tempo per riflettere o anche solo per leggere e imparare qualcosa. Hai bisogno, fisicamente bisogno, di astrarti e guardare le cose dall’alto, per dar loro un senso. Anche per loro, per le gnomette. Per dare anche al modo in cui stai con loro una proiezione, non solo una reazione.
E quindi quando mi vedete chiudere una porta, amori miei, o quando state dai nonni qualche giorno, non è solo una questione logistica. E’ anche una questione di bisogno di spazio, di respiro, di progettazione.

-          QUANDO TI HO CONOSCIUTO NON ERI COSI. SEI CAMBIATA.
Ah. Ah. Ah. Quando le ho conosciute erano gonfie per il parto, minuscole, perfettissime, profumate come mandarini e zucchero filato. Poi le ho scoperte affamate e insonni. Poi simpaticissime e sveglie e curiose e allegre. Poi testarde e volitive. E poi oppositive e polemiche. E poi bisognose di conferme e vogliose di indipendenza. Insicure e orgogliose. Permalose e strafottenti. Intelligenti e acute sempre, con la risposta pronta sempre.
Insomma amori miei, non è facile adattarsi alla vostra vertiginosa crescita e scoprire ogni giorni nuovi modi per starvi vicine, per supportarvi e spronarvi, per farvi sentire seguite ma non soffocate, rispettate ma arginate, amate sempre. Siete cambiate e quanto cambierete! Ah, quanto cambierete!


5/02/2016

A te, che sei il mio fiore di maggio

Maggio, all'inizio.
Non il primo, perché tu vuoi una festa che sia tua, piena di candeline.
Maggio che sa di fragole e picnic, dei gelati seduti su una panchina e delle gite fuori porta che al mattino fa ancora fresco e a pranzo sei in maglietta.
Maggio che ti entusiasmi perché l’estate sembra vicinissima, perché la città sembra un giardino in fiore, perché il gelsomino profuma l’aria e il buio arriva tardi.
Maggio, che è tondo e pieno, che sembra una risata, una favola di quelle belle, senza troppi spaventi.
Maggio che è pieno di energie e voglia di fare, che è forza e coraggio perché dopo aprile arriva, per l’appunto.
Maggio che sei tu, che sei è arrivata a ora di pranzo e quando l’ostetrica ti ha vista ha detto “wow che tono muscolare!”. Che dopo 24 ore di vita facevi dire a tuo papà che eri una ventata di entusiasmo.
Maggio che sei tu, solare e vitale e con i piedi per terra, che compensi tua sorella novembrina, riflessiva e fantasiosa, con la testa tra le nuvole. Forti, tutte e due, di forze diverse e meravigliose.
Maggio che sei tu, la piccola di casa sempre un passo avanti, che cresci veloce velocissima, che tra poco sarai alla materna e intanto ti godi le gioie dell’essere piccola.
Tu che in poche manciate di ore hai abbandonato il pannolino, e poi il ciuccio, e poi il lettino con le sbarre, perché se tua sorella dice che sei piccola ti arrabbi tantissimo.
Tu che profumi di fiori appena sbocciati, che quando hai la tosse respiri male e mi fai spaventare, tu che parli sempre e che sai a memoria tutte le favole.
Tu che hai trovato una mamma e papà già educati da tua sorella a questo viaggio fantastico dell’essere genitori, e sei riuscita lo stesso ad insegnarci tanto, ad arricchirci, ad alleggerirci e a fermarci a fare un sorriso.
Tu, che sei uno spettacolo della natura, che oggi compi tre anni, e che sai, nel tuo cuore, quanto bene ti vogliamo, proprio noi che, come dici tu, siamo “tutta la famiglia” da quando, tre anni fa, sei arrivata bella come un fiore di maggio.


Tu che sei nata dove c’e’ sempre il sole
sopra uno scoglio che ci si puo’ tuffare
e quel sole ce l’hai dentro il cuore
sole di primavera
su quello scoglio in maggio e’ nato un fiore.”

(Fabio Concato)
(ovvero la canzone che ossessivamente ti cantavo quando eri nella pancia!)

4/29/2016

Tornare a scrivere


Tornare a scrivere. Dopo mesi.
Come si fa? Perché si fa?
Come, non lo so. Giro intorno alla pagina bianca da settimane, mastico parole prima di addormentarmi, rigiro frasi mentre cammino. E oggi, senza un motivo e senza un fine, lo faccio.
Perché lo so. Perché non ho mai smesso. Perché scrivere fa parte dei miei istinti. Perché mesi faticosi e pieni rallentano la volontà e la imbrigliano ma poi sotto sotto la brace continua ad ardere.
Perché nonno non c’è più da ottobre, mamma non c’è più da un anno e mezzo, e io non ho ancora accettato la loro partenza.
Perché le gnomette crescono, fioriscono, diventano ogni giorno più divertenti e polemiche e gioiose e riflessive e piene di vita e volitive e forti di una loro esistenza piena e rigogliosa che lentamente, giustamente, inesorabilmente si colora di voci e presenze non nostre.
Perché io e C. affrontiamo burrasche e tunnel mano nella mano, ogni volta felici di ritrovarci insieme, consapevoli di quanto questo non sia né scontato né facile.
Perché il lavoro prende molto e dà poco, ma già poco di questi tempi è qualcosa.
Perché la primavera è arrivata anche se si gela, perché l’estate si nasconde dietro l’angolo e perché ho talmente tante cose da fare e da organizzare che almeno questo angolino me lo voglio riprendere.

9/21/2015

Mia figlia, mio nonno e la settimana più lunga dell'anno.


Esattamente una settimana fa, Gnoma ha iniziato la prima elementare. Era emozionata come raramente l'ho vista, occhio lucido e bisogno di vicinanza, di contatto, mio e di C.
Con il suo grembiule bianco e lo sguardo di chi coscientemente va incontro ad una nuova esperienza. Per la prima volta, direi: che iniziare il nido e la materna non comporta la stessa dose di aspettative e la stessa lucidità nel prevedere difficoltà o paure. Eppure è andata, seria e concentrata, rassicurata dalla sua amica e dal suo amico della materna, anche loro chiamati nella 1A. Confortata da due maestre empatiche, sorridenti ed accoglienti. Orgogliosa di ogni conquista: l'entrata da sola, il primo pranzo, i lavoretti sul quaderno, il diario da farmi firmare. Grande e ancora un po' piccola, bellissima e dolcissima, piena di domande e di certezze, il mio amore che cresce. Ora inizieremo a vedere l'effetto che fa stare seduti, dover prestare attenzione, ricevere dei giudizi. E io la guardo e la ammiro e mi concentro, per non perdere nessun segnale e nessun bisogno. Perché adesso si che lo senti, che stai mettendo mani e cuore sulla sua formazione, sulla persona che diventerà, sulle possibilità che avrà. Ah, se lo senti.

Esattamente una settimana fa, mio nonno ha cominciato a non star bene. Aveva già da qualche giorno stanchezza e difficoltà a respirare, ogni tanto. Ma poi l'ogni tanto è diventato spesso, e lui ha cominciato ad allentare la presa. Lui, che i suoi 98 anni li ha festeggiati con una torta com scritto -2. Lui che camminava per ore, verso il Tevere o fin su al Gianicolo. Lui goloso e sportivo come pochi, appassionato di praticamente ogni disciplina esistente, ex tennista e sempre pronto alla battuta. Lui tenace e testardo. Lui che ha incassato la perdita di una figlia e della moglie. Lui, che da ieri è in ospedale e ora sto andando da lui, sperando di riuscire a salutarlo e di non piangere davanti a quello che lui ha chiamato i "nemici che bussano alla porta".

La settimana più lunga dell'anno.
E oggi inizia l'autunno.

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