Sono tutti bravi a dirti come dovresti fare, come si fa, come andrebbe fatto.
Ognuno di noi ha l'immagine perfetta di qualsiasi categoria di essere umano - ma la categoria mamma è prima in classifica per quantità di idealizzazioni spesso contrastanti tra loro.
Quindi succede che tu rimani incinta, e comincia un tiro incrociato e sottili di frasi ingannevoli tipo: allatterai? dormirà nel lettone? tornerai al lavoro?, e via di seguito.
Poi succede che nasce il tuo primo figlio, e ti ritrovi un po' spaesata e confusa, e anche un po' triste e inadeguata, davanti a così tante richieste di essere così tante cose in un solo momento. Però capisci che c'è una sola verità: devi sopravvivere a quei primi mesi così intensi e sfiancanti, e cominci a trovare compromessi tra quello che pensavi prima, quello che senti dire in giro e quello che senti invece sia la cosa migliore per te, per voi.
Il parto, l'allattamento e il sonno sono gli argomenti principali di questa metamorfosi tra ideale e reale.
Ora che la MiniGnoma è nata e ho attraversato questi mari per due volte, posso raccontare cosa sono stati, per me, questi passaggi così importanti e pieni di significati.
L'allattamento, intanto. Che volente o nolente hai in testa tonnellate di immagini di mamme serene con un sorriso da nirvana che allattano il pargolo mentre lo guardano con aria sognante. Una Madonna con abiti moderni. Da incinta, pensavo semplicemente che se avessi avuto latte e piacere nel farlo avrei allattato, altrimenti no. Per dire, mia mamma non mi ha mai attaccata al seno perché allora si pensava che le donne miopi non potessero. Mio padre è stato allattato da una balia. Insomma si sopravvive comunque, ne avevo le prove. Poi al corso preparto hanno cominciato una specie di lavaggio del cervello pro allattamento come fosse l'unica strada per crescere bimbi sani e non futuri serial killer. L'apoteosi del brain washing arriva in ospedale, dopo il parto, alla nursery dove tu, neo mamma, ti rechi giorno e notte senza neanche sapere come ti chiami, con quell'esserino nuovo di zecca che non sai da che parte prendere, cercando una qualsiasi figura con un camice di qualsiasi colore che ti spieghi come cavolo si fa a nutrirlo. No perché si parla della sua sopravvivenza, di un robino di solito di 3 kili che in qualche modo dipende da te per vivere. Per. Vivere. No capite? Ecco. In quella nursery c'è un video, in loop continuo. Che ti spiega che allattare è l'unica opzione. Che il latte artificiale è il male. Che ti mostra tette e capezzoli in primissimo piano che anche no. Che ti fa vedere le donne che allattano in leggings bianchi stile Belen, e le donne che non allattano in jeans anni 80 col culo che fa provincia. E li i tuoi neuroni, quelli rimasti dopo il parto, vacillano. Comincia a lavorare il senso di colpa. Di inadeguatezza. Di odddio se non ce la faccio.
Io ce l'ho fatta, poi. Con la Gnoma più a fatica, che prendeva sempre poco peso e dormiva poco e io ogni volta chiamavo la pediatra sperando nelle aggiunte, guardando alla confezione di Nidina che avevo preso per il non si sa mai come soluzione ad ogni male. Ma ho resistito, grazie a quella pediatra, al sostegno di C. e alla Gnoma stessa che dopo 40 giorni di ciucciate ogni ora e mezza era passata miracolosamente alle tre ore da un giorno all'altro. Con la MiniGnoma sapevo già come muovermi ed è stato più semplice, anche se è un'idrovora che prende 3 etti a settimana e a quasi due mesi reclama cibo anche ogni due ore.
Ma voglio esprimere solidarietà a tutte le mamme che non allattano, per qualsiasi motivo. Perché sarebbe tutto molto facile se il futuro dei nostri figli dipendesse da come li nutriamo nei primi sei mesi di vita, ma purtroppo è molto più complesso di così.
Per chi è in dubbio però, per la mia esperienza posso solo consigliare l'allattamento al seno. E non solo perché è comodo, fa dimagrire, è economico e salutare. Non vi dirò che è facile perché non lo è. È fisicamente impegnativo e psicologicamente complesso essere l'unica a poterlo nutrire. Essere sempre a disposizione.
Ma in quella danza che a volte è una lotta, che si instaura tra voi e il piccolo, in quella ricerca continua di equilibrio tra i suoi bisogni e le vostre possibilità, in quello spazio piccolissimo tra dare e avere, si nasconde una poesia segreta e incantevole. Silenziosa e profonda. Che rimane nel cuore. Suo, si spera, ma sicuramente nel vostro.
Detto questo, con lo svezzamento e i primi denti io passo ad altre forme di poesia!! :)
